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Mettetelo a dormire a pancia in su

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Prendersi cura del proprio bambino vuol dire prendersi cura di lui anche quando è l'ora della nanna. Per questo è importante metterlo a dormire a pancia in su, per proteggerlo da una delle sindromi più drammatiche, la SIDS, comunemente conosciuta come la "morte in culla".

Per SIDS (Sudden Infant Death Syndrome), comunemente conosciuta come “morte in culla”, si intende la morte di un bambino di età inferiore ad 1 anno, improvvisa e inspiegabile anche dopo un’accurata valutazione del caso. 
Sebbene le cause della SIDS non siano note, sono state però evidenziate delle correlazioni con alcune situazioni, sulla base delle quali sono stati individuati alcuni comportamenti in grado di ridurne sensibilmente l'incidenza.
  • La posizione a pancia in su nel sonno.
  • La protezione del bambino dal fumo.
  • La creazione di un ambiente di sonno adeguato (ad esempio, non troppo caldo).
  • L’allattamento.
  • L’uso del succhiotto dopo il primo mese di vita e seguendo opportune precauzioni.
La posizione nel sonno rappresenta il fattore di rischio più rilevante su cui è possibile intervenire ed è quindi importante che il bambino sia messo a dormire in posizione supina (a pancia in su) sin dai primi giorni di vita. La posizione sul fianco, contrariamente a credenze ed abitudini consolidate da anni, fa aumentare del doppio il rischio di SIDS rispetto alla posizione a pancia in su. Da quando si consiglia di far dormire il neonato a pancia in su é stata calcolata una drastica riduzione di SIDS anche superiore al 90% (in Olanda: da 1,2 a 0,12 casi per mille nati vivi). 
Nel caso in cui si verifichi una morte in culla, è importante che i genitori siano accolti e ricevano adeguato supporto. La morte di un figlio, sia esso ancora in utero o già nato, al di là delle cause che l’hanno determinata, rappresenta infatti un evento traumatico. La formazione e le capacità comunicative degli operatori che incontrano i genitori e i familiari sono importantissime affinché sia facilitato il più possibile il processo di elaborazione del lutto, nel rispetto di ogni credenza, cultura e storia personale.
 

Lo sapevi?

Per spiegare i meccanismi che causano la SIDS, ancora incerti, viene proposto un modello di triplo rischio. In primo luogo, il bambino apparentemente sano soffre in realtà di una piccola anomalia nel sistema di regolazione dei ritmi cardiaci, respiratori o generali del proprio organismo. Si verificano poi nei primi mesi di vita cambiamenti nei ritmi del sonno, respiratori e/o cardiaci, nella pressione o nella temperatura corporea. Infine, si aggiungono eventi esterni, come la posizione prona nel sonno, l’esposizione al fumo passivo e piccole infezioni respiratorie, che aggravano la situazione. Secondo questo modello, si può parlare di SIDS solo se i tre fattori sono compresenti.
In Italia, in passato, l’incidenza della SIDS è stata calcolata nell’ordine del 1-1,5‰ dei nati vivi, ma è attualmente in netto declino per la maggior attenzione nel coricare i neonati in posizione supina. Ora è stimabile attorno allo 0,5 ‰, ovvero 250 nuovi casi SIDS/anno.
È fondamentale che chiunque si occupi del bambino, anche saltuariamente (es. nonni) sia informato sulle condizioni di sonno sicuro: mettere il bambino a dormire a pancia in su fin dai primi giorni di vita, anche per sonnellini brevi. È possibile che il bambino preferisca dormire a pancia in giù o di fianco e che quindi i genitori, magari molto stanchi, scelgano queste posizioni; tuttavia, se la comodità del bambino è importante, la sicurezza lo è di più.
In merito alla posizione di fianco sono cambiate le evidenze rispetto a 20 anni fa, quando si consigliavano indifferentemente sia la posizione laterale sia quella supina. Ampie ricerche dimostrano che il rischio di morire per SIDS è maggiore nei bambini che vengono messi a dormire in posizione prona rispetto a quelli messi in posizione supina, ma anche nei bambini messi a dormire sul fianco rispetto a quelli messi in posizione supina. Esiste poi il rischio che il bambino possa passare dalla posizione sul fianco a quella prona.
I genitori possono essere preoccupati pensando che la posizione supina porti ad una maggiore probabilità di inalazione del latte in caso di rigurgito o reflusso gastroesofageo. Tuttavia, da quando si è iniziato a raccomandare la posizione supina non sono aumentati i casi di aspirazione del latte nelle vie respiratorie. Al contrario, in posizione prona l’esofago si trova al di sopra della trachea, e ciò aumenta il rischio di passaggio di materiale alimentare.
In passato è stato segnalato un rischio maggiore di “plagiocefalia” (deformazione del cranio) in caso di posizione supina, ma solo da studi non controllati: le evidenze attuali non supportano questa tesi. In ogni caso è possibile ovviare al problema alternando la posizione della testa del bambino quando lo si pone a letto ed utilizzando posizioni prone durante le ore di veglia.
Girarsi è una tappa importante e naturale della crescita del bambino. Molti bambini iniziano a girarsi da soli tra il quarto e il sesto mese di vita. Se il bambino si gira da solo nel sonno, non è necessario riposizionarlo a pancia in su. La cosa importante è che il bambino inizi ogni sonno sulla schiena per ridurre il rischio di SIDS.
Alcuni fattori dell’ambiente in cui il bambino dorme proteggono ulteriormente dal rischio di SIDS o di altre cause di morte del neonato legate al sonno.

 

La posizione più sicura per il sonno del bambino è nella stanza dei genitori, vicino al loro letto, ma su una superficie separata (culla o lettino).

La temperatura dell’ambiente dove dorme il bambino non dovrebbe mai essere eccessivamente calda (andrebbe mantenuta tra i 18 e i 20 °C); da evitare anche troppi vestiti e di coperte.

Il materasso dovrebbe essere della misura esatta della culla/lettino e sufficientemente rigido, ed andrebbe evitato l’uso del cuscino: porre il bambino su superfici eccessivamente morbide (anche trapunte) aumenta il rischio di SIDS. Egli dovrebbe essere sistemato con i piedi che toccano il fondo della culla o del lettino, in modo che non possa scivolare sotto le coperte, che dovrebbero essere ben rimboccate sotto il materasso (il “sacconanna” può rappresentare una valida alternativa).

Inoltre, sulla superficie dove il bambino dorme, non dovrebbero esserci oggetti (es. cuscini, trapunte, piumini, paracolpi, giocattoli di peluche, cordine, piccoli giochi) che possono soffocare, intrappolare, strangolare, ferire il bambino.

Anche l’associazione tra fumo di sigaretta e SIDS è ampiamente provata: esso è il fattore di rischio più importante dopo la posizione non supina. Questa è un’ulteriore ragione per non fumare ed evitare il fumo passivo fin da prima del concepimento, e per non esporre il bambino al fumo passivo né tenerlo in ambienti dove si fuma.
Fin dal concepimento e dalla gravidanza il consumo di alcol è pericoloso per la salute del bambino, potendo alterare il normale sviluppo di organi e tessuti. Inoltre l’alcol ha un’azione tossica durante l’allattamento. Alcuni importanti studi hanno rilevato un'associazione significativa, ma regolata da meccanismi ancora non chiari, fra abuso di alcol da parte dei genitori e morte per SIDS.Infine, l’uso di alcol da parte dei genitori in combinazione al bed sharing pone il bambino ad elevato rischio.
La condivisione del letto dei genitori (bed sharing) non è la scelta più sicura (può portare ad un piccolo aumento di SIDS nei primi tre mesi), sconsigliata se i genitori sono fumatori, hanno fatto uso di alcol, farmaci, sostanze psicoattive o per altre ragioni non sono in buone condizioni di vigilanza (es. stanchezza), nelle prime settimane di vita del bambino o se questo è nato pretermine o piccolo per l’età gestazionale. Tuttavia può risultare una soluzione che facilita l’allattamento. Ci sono alcune alternative al bed sharing, come tenere il bambino sul proprio letto solo mentre lo si allatta, spostandolo poi nella culla; se si sceglie comunque il bed sharing, si raccomanda di evitare la presenza di altri fratelli nel letto e di evitare di dormire con il bambino su divani e poltrone.
Queste superfici possono essere dei luoghi molto pericolosi per i bambini specialmente quando gli adulti si addormentano con loro, sia per il rischio di caduta o intrappolamento (es. tra le sponde o i cuscini), sia perché questo tipo di bed sharing, per lo più involontario, riflette solitamente una condizione di particolare stanchezza dell’adulto. Questo può capitare ad esempio alla mamma mentre allatta. Per questo, se si sente molto stanca e c’è la possibilità che si addormenti allattamento, è bene preferire il letto al divano, rimuovendo da esso tutti gli oggetti soffici ed assicurandosi che il bambino non possa cadere.
L’allattamento, sia parziale che esclusivo, si associa a una riduzione del rischio di SIDS, con una protezione più forte nel caso dell’allattamento esclusivo. Questo perché da una parte, i bambini allattati hanno un numero ridotto di infezioni respiratorie e gastroenteriche, che si associano a una maggiore vulnerabilità del bambino nei confronti della SIDS. Dall’altra parte, i bambini allattati hanno un pattern di sonno caratterizzato da una maggiore risvegliabilità (arousal), caratteristica protettiva rispetto alla SIDS.
È provato da studi epidemiologici che il rischio di SIDS si riduce quando si offre il succhiotto al neonato. È importante che il succhiotto (ciuccio) venga introdotto solo ad allattamento avviato, per non interferire con esso (e sospeso possibilmente entro l’anno, per evitare che disturbi il buon sviluppo dei denti).

 

Va sottolineato che esso va usato osservando le seguenti precauzioni: tenerlo sempre ben pulito ed evitare di immergerlo in sostanze edulcoranti; se il bambino lo rifiuta non forzarlo e non reintrodurlo in bocca se dormendo lo perde; non usare catenelle o nastri per tenerlo durante il sonno.

La probabilità che la SIDS accada in prossimità di una vaccinazione è alta, poiché la maggior parte dei vaccini vengono somministrati fra il secondo e il dodicesimo mese di vita, periodo in cui la sindrome stessa si presenta. Tuttavia, non esiste alcuna associazione causa-effetto fra vaccini e SIDS, nemmeno per la vaccinazione difterite-tetano-pertosse, che negli anni è stata maggiormente sospettata. Anzi, un ampio studio condotto in Germania evidenzia un maggior rischio di SIDS nei bambini non sottoposti a vaccinazione o sottoposti ad essa tardivamente, risultato confermato successivamente.
Purtroppo la SIDS non è prevedibile attraverso test di screening.

 

Diversi anni fa, uno studio italiano aveva suggerito la possibilità di individuare i bambini con un rischio più elevato di morte improvvisa grazie all’esecuzione di un elettrocardiogramma (test per l’individuazione di un QT lungo). Si è deciso quindi di effettuare un’ampia raccolta di elettrocardiogrammi neonatali in numerosi centri italiani, per valutare la necessità di inserirlo come screening routinario, ma la risposta data dalle prove di efficacia fu negativa. Quello che emerse fu infatti che il 50% dei bambini deceduti per SIDS non era stato riconosciuto dal test; in caso di test positivo, invece, solo un bambino su 70 risultava effettivamente a rischio di SIDS, configurando gli altri come falsi positivi.

Un ulteriore problema è il tipo di trattamento da attuare nei bambini con test positivo: non esistono infatti a tutt’oggi prove dell’efficacia e della sicurezza dei trattamenti farmacologici proposti per la prevenzione della SIDS.

Alcuni bambini sono maggiormente a rischio di SIDS: fratelli e sorelle di bambini deceduti per la stessa sindrome, ed alcuni bambini nati molto prematuri.


Inoltre, sono più a rischio bambini che hanno presentato episodi apparentemente rischiosi per la vita, detti ALTE (Apparent Life-Threatening Events). Si tratta di episodi caratterizzati da un cambiamento importante del colorito, che diventa pallido o bluastro, da flaccidità o irrigidimento dei muscoli e da arresto del respiro, che richiedono talvolta manovre rianimatorie, come la respirazione bocca a bocca o il massaggio cardiaco. Per questi bambini sono necessari controlli clinici in strutture specialistiche.

Il picco di incidenza della SIDS è fra i 2 e 4 mesi di età, soprattutto nel periodo invernale; la SIDS è rara dopo i 6 mesi e ancor di più nel primo mese. Circa il 60% di bambini morti per SIDS erano maschi.

La diagnosi di SIDS è una diagnosi “di esclusione”, in quanto a causare il decesso di un lattante possono contribuire malattie note, cause accidentali (es. soffocamento, asfissia, strangolamento) e patologie ancora non ben definibili. Con l’acronimo SUID, dall’inglese “Sudden Unexpected Infant Death”, si indicano tutte le morti improvvise ed inattese nel primo anno di vita, compresa la SIDS. I casi di SUID che restano privi di spiegazione, poiché anche dopo un’accurata indagine vengono escluse tutte le suddette condizioni, possono essere classificati come SIDS, “Sudden Infant Death Syndrome” (sindrome della morte improvvisa del lattante). La SIDS è responsabile di circa l’80% dei casi di SUID. Il restante 20% dei casi viene riferito ad una causa certa.
Quando si verifica un caso di morte improvvisa la legge impone che il medico che si é occupato del bambino trasmetta un rapporto alla magistratura, che è chiamata a stabilire le cause e le circostanze della morte. L’autopsia rappresenta lo strumento più importante per risalire alle possibili cause del decesso e inoltre, contribuendo ad alleviare il senso di colpa dei genitori, costituisce un elemento importante nel processo di elaborazione del lutto.
Un evento come una morte in culla richiede che tutti i membri della famiglia siano accompagnati e sostenuti nel percorso doloroso del lutto. É importante non esitare a chiedere aiuto e supporto. Per contatti utili: Semi per la SIDS, SUID &SIDS Italia

Approfondimenti

 

SIDS, conoscerla per ridurne il rischio. Opuscolo per la prevenzione della SIDS a cura del dott. Raffaele Piumelli, Centro Regionale di Riferimento per lo Studio e la Prevenzione della SIDS - Università degli Studi di Firenze.

UNICEF UK. Co-Sleeping and SIDS: A Guide for Health Professionals (2017).

Decreto del 7 ottobre 2014 di approvazione dei protocolli diagnostici "Protocollo di indagini e di riscontro diagnostico nella morte improvvisa infantile".

L'intervista ad Angelina Lonido mamma di Paolo, bimbo morto di SIDS (novembre 2013).

Quadrino S. Parlare con i genitori di un bambino nato morto: competenze di comunicazione per superare il silenzio. In: La natimortalità: audit clinico e miglioramento della pratica assistenziale. Progetto del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie e Ministero della Salute (2008).

 

Ministero della salute, area dedicata alla prevenzione della SIDS.

SaPeriDoc (Centro di Documentazione sulla Salute Perinatale e Riproduttiva), area dedicata alla prevenzione della SIDS. Raccomandazioni per la prevenzione della SIDS , in particolare Allattamento.

Fattori di rischio e prevenzione della SIDS , pagina di EpiCentro, aggiornata a settembre 2011.

Associazione semi per la SIDS, sito dell'associazione nata a Lucca nel 1991 per volere di un gruppo di genitori per diffondere le informazioni sulla SIDS, aiutare i genitori ad affrontare il lutto e promuovere la ricerca scientifica sul tema.

CiaoLapo, associazione costituita da genitori che hanno condiviso l'esperienza del lutto in gravidanza e dopo il parto e da professionisti (medici, psicologi, ostetriche) uniti nella ricerca sulla morte perinatale e nel sostegno psicologico ai familiari in lutto.

Sito Croce Rossa Italiana.

Sito campagna Safe to Sleep.

Centro di ricerca "Lino Rossi", centro per lo studio e la prevenzione della morte inaspettata perinatale e della sindrome della morte improvvisa del lattante.

Pagina Facebook Ciao Lapo.

Pagina Facebook Semi per la SIDS.

Ultimo aggiornamento: 07/12/2020
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