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Stai cercando un bambino?

categorie: Lo sapevi? 
 
coppia
 
Cominciate a pensare al vostro bambino ancora prima di concepirlo.

Se sei una donna che sta cercando una gravidanza, è importante che inizi a prenderti cura di te stessa, come se fossi già incinta. Anche il futuro padre dovrebbe mettere in atto alcune importanti azioni di salute. 
  Lo sapevi?
Di seguito alcuni consigli che puoi mettere in atto in questo periodo per proteggere la tua salute e quella del tuo bambino.
 

Se desideri una gravidanza, pensaci prima

Prendersi cura del proprio bambino significa anche pensare a lui ancora prima di concepirlo.
Se i futuri genitori mettono in atto alcune semplici azioni, spesso utili anche per la loro salute, possono contribuire a prevenire complicazioni nel nascituro e a garantirgli il miglior inizio possibile. Ad esempio, se una donna desidera un bambino o comunque non utilizza metodi contraccettivi di sicura efficacia, fra le varie attenzioni che può avere è di fondamentale importanza l’assunzione di Acido Folico.

 
Una gravidanza desiderata e programmata è più sicura per la futura mamma e per il futuro bambino. I principali metodi contraccettivi, di sicura efficacia se usati correttamente, sono:


• Pillola: va assunta per bocca con regolarità, secondo le indicazioni del medico.


• Cerotto: contiene gli stessi ormoni della pillola, assorbiti attraverso la pelle.


• Anello vaginale: anch’esso rilascia gli stessi ormoni della pillola, che vengono assorbiti attraverso la vagina, dove viene inserito.


• Puntura: somministra l’ormone progesterone attraverso un’iniezione.


• Impianto sottocutaneo: “bastoncino” corto e sottile, posto sottocute dal medico.


• Diaframma: va posizionato in vagina prima del rapporto e tolto dopo 8 ore.


• Spirale/IUD (dispositivo intrauterino): inserito dal medico all’interno dell’utero.


• Preservativo (condom, profilattico): cappuccio di lattice a uso maschile.É l’unico metodo che protegge anche da infezioni e malattie sessualmente trasmissibili, pur parizalmente per quanto riguarda alcune infezioni, tra cui l’HPV.


Alcuni di questi metodi vanno prescritti dal medico e hanno bisogno di controlli periodici. I “metodi naturali”, invece, sono poco efficaci per evitare le gravidanze indesiderate. Sono, ad esempio, i metodi che si basano sul riconoscimento del periodo fertile, per l’astensione dei rapporti sessuali in quei giorni (metodo Ogino-Knaus, metodo della temperatura basale, metodo Billings) e il coito interrotto (interruzione del rapporto, da parte dell’uomo, prima dell’eiaculazione).

La fertilità, sia quella maschile che femminile, è influenzata da molti fattori: l’età, l’ambiente, il cibo, lo stile di vita. Di seguito una serie di indicazioni per proteggerla, che hanno un effetto positivo anche sulla salute generale, tratte dai più completi “manuale per le coppie che desiderano avere un figlio” e “raccomandazioni per il counseling preconcezionale” del Progetto “Pensiamoci prima”. Tutte le azioni sono da mettersi in atto nel periodo prima del concepimento.


• Eseguire una visita medica generale e specialistica (ginecologica/andrologica).


• Consultare un professionista competente in caso di problematiche psicologiche.


• Se si soffre di una qualsiasi malattia (come diabete, ipertensione, malattie della tiroide, problemi cardiaci, epilessia, trombofilie, infezioni dell’apparato genitale) parlarne approfonditamente con il medico di fiducia al fine di controllarla, stabilizzarla e/o trattarla, soprattutto se prevede controlli periodici, terapie continuative o ha previsto ricoveri, interventi chirurgici, particolari trattamenti.


• Programmare la gravidanza. Una gravidanza desiderata e programmata è più sicura per la futura mamma e per il futuro bambino. Se possibile, non rimandare a lungo la decisione (la fertilità diminuisce con l’età).


• Seguire un’alimentazione varia ed equilibrata, praticare un costante esercizio fisico e, se necessario, rivolgersi ad uno specialista per il controllo del peso.


• Non fumare, evitare l’esposizione al fumo passivo, eliminare le bevande alcoliche, non bere troppo caffè.


• Non usare sostante stupefacenti o dopanti, di nessun tipo (es. anabolizzanti, cannabis, cocaina, eroina).


• Evitare i rischi ambientali, in particolare le sostanze chimiche pericolose durante l’attività lavorativa o a casa (es. prodotti per lavori domestici, hobbistica o giardinaggio, in particolare pesticidi); valutare altri possibili rischi lavorativi.


• Adottare un sano comportamento sessuale ed eseguire gli opportuni esami per le malattie trasmesse sessualmente, compreso lo screening per la clamidia raccomandato comunque a tutte le donne sotto i 25 anni.


• Se non si non esclude la possibilità di una gravidanza, parlarne con il medico di fiducia così che possa consigliare o prescrivere un preparato vitaminico a base di Acido Folico.


• Eseguire le vaccinazioni se non si è immuni (morbillo-parotite-rosolia-varicella, difterite-tetano-pertosse, papilloma virus, epatite B).


• Per l’uomo, eseguire una visita medica per identificare eventuale varicocele o altre alterazioni dell’apparato genitale. Valutare inoltre la necessità di eseguire la vaccinazione antiparotite (orecchioni): la parotite in età adulta può determinare un’infezione ai testicoli.


• Per l’uomo, evitare l’assunzione di farmaci che alterano la spermatogenesi o la capacità riproduttiva generale e ridurre al minimo l’uso di indumenti intimi e pantaloni stretti, che possono aumentare la temperatura dei testicoli.

Di seguito un elenco di alcune raccomandazioni che possono aiutare a concepire nei tempi desiderati e proteggere la salute del bambino, tratte dai più completi “manuale per le coppie che desiderano avere un figlio” e “raccomandazioni per il counseling preconcezionale” del Progetto “Pensiamoci prima”. Tutte le azioni sono da mettersi in atto nel periodo prima del concepimento.


• Se si desidera una gravidanza, avere almeno 2-3 rapporti sessuali alla settimana, in particolare nel giorno dell’ovulazione e in quelli immediatamente precedenti (a tal fine, è importante conoscere la fisiologia del ciclo mestruale).


• Comportarsi nel periodo preconcezionale come se si fosse già in gravidanza, prendendosi particolarmente cura del proprio benessere.


• Rivolgersi al medico di fiducia per una visita generale, per verificare lo stato di salute, e perché possa aiutare a mettere in atto le raccomandazioni.


• Rivolgersi a figure professionali competenti, meglio se in coppia, se si hanno dubbi su una futura gravidanza o se esistono problemi più o meno gravi nella relazione.


• Valutare con il proprio medico l’indice di massa corporea.


• Valutare con il proprio medico gli esami di laboratorio da eseguire (emocromo ed eventualmente analisi Hb per beta-talassemia e Hb anomale, malattie sessualmente trasmissibili; Pap Test per la donna; eccetera).


• Parlare con il ginecologo in caso di precedenti gravidanze con complicanze, con nati prematuri, di basso peso, con malattie genetiche o malformazioni, e nel caso di storia di aborti spontanei, morti perinatali o neonatali.


• Valutare insieme al medico il rischio di anomalie genetiche.


• Chiedere sempre consiglio al medico o al farmacista per l’assunzione di farmaci (sia regolare che saltuaria), anche da banco.


• Controllare con un esame del sangue se si è protette contro la malattia da citomegalovirus (CMV) e contro la toxoplasmosi e, se no, seguire le precauzioni igieniche per non contrarre queste infezioni in gravidanza.


• Eseguire un test per la valutazione del gruppo sanguigno e fattore Rh, se ignoto. In caso di Rh negativo, se si è alla seconda gravidanza parlarne con il medico.

Il periodo di tempo che intercorre tra il momento in cui una coppia comincia ad avere rapporti non protetti, poiché desidera un figlio, e il concepimento viene definito periodo preconcezionale (esso ha una durata di circa sei mesi, fino a diversi anni se la gravidanza non è attivamente cercata, ma nemmeno evitata attraverso l’utilizzo di metodi contraccettivi di sicura efficacia).


Il periodo periconcezionale comprende anche il primo trimestre di gravidanza.


I primi mille giorni di vita racchiudono il periodo dal concepimento ai primi due anni.


Si tratta di “periodi finestra” critici, vulnerabili e contemporaneamente ricchi di opportunità. Solitamente, la donna sa di essere incinta quando l’embrione ha già 2-3 settimane di sviluppo, periodo durante il quale può essere esposto a fattori di rischio, come il fumo di sigaretta, o non esposto a fattori protettivi, come l’Acido Folico. Per questo è necessario prendersi cura di se stesse e del futuro bambino fin da prima del concepimento.

Come regola generale i farmaci vanno assunti solo quando servono davvero, e questa avvertenza è ancora più valida nel periodo preconcezionale e durante la gestazione, perché possono causare gravi danni allo sviluppo dell’embrione e del feto. Alcuni farmaci vanno evitati o, se necessario, sostituiti con altri più sicuri.


È importante consultare il medico e/o il farmacista prima di assumere qualsiasi farmaco, anche da banco, e discutere con il medico della volontà di avere un figlio se sta già assumendo dei farmaci.

Il consumo di alcol ha effetti negativi sulla fertilità, nonché sullo sviluppo dell’embrione e del feto e sulla salute futura del bambino. Smettere fin da prima del concepimento permette di sedimentare questa abitudine virtuosa e di proteggere il bambino fin da subito. Anche l’uomo dovrebbe almeno ridurre al minimo il consumo di bevande alcoliche per proteggere la propria fertilità ed anche la salute del bambino, come dimostrato da studi recenti.


Il fumo influenza la fertilità femminile e fertilità maschile, compromettendo la produzione di spermatozoi e la loro capacità di muoversi. È inoltre tra i maggiori colpevoli delle disfunzioni sessuali, soprattutto per i più giovani di 40 anni.


Anche l’uso di cannabis, cocaina ed altre sostanze porta a riduzione della fertilità femminile e maschile ed aumento di esiti avversi della riproduzione.


Alcune sostanze chimiche rappresentano un fattore di rischio per infertilità e per il buon andamento della gravidanza. E’ bene evitare l’esposizione al traffico e, se si svolge un’attività a rischio, informarsi sulla possibilità di un colloquio con il medico del lavoro.

Prima del concepimento, andrebbero eseguiti dalla coppia alcuni esami di laboratorio come previsto dal DPCM sui nuovi Livelli essenziali di assistenza del 12 gennaio 2017 - Allegato 10.


Il Ministero della Salute, nel ribadire l’importanza delle vaccinazioni come strumento di prevenzione da gravi patologie infettive in ogni fase della vita, ha emanato la Circolare 7 agosto 2018 per la promozione della salute femminile in età fertile, in previsione e durante la gravidanza, con l’obiettivo di proteggere la donna e il nascituro da alcune malattie attraverso specifici vaccini. Particolarmente importante assicurarsi dell’immunità verso varicella e rosolia per le giovani donne. In caso negativo è bene vaccinarsi regolarmente (con due dosi), ed attendere almeno un mese prima del concepimento, poiché sia il vaccino MPR che quello della varicella sono controindicati in gravidanza. Le donne a rischio di epatite B, se non già vaccinate, devono esserlo prima della gravidanza, e le portatrici possono evitare il contagio del partner e la trasmissione verticale al feto attraverso alcuni accorgimenti che fornirà il proprio medico. Per le donne in età fertile è inoltre indicata la vaccinazione contro il papilloma virus (HPV) e quella contro difterite, tetano e pertosse (richiami decennali). Quest’ultima andrà poi eseguita in gravidanza, così come, valutando la stagionalità, la vaccinazione antinfluenzale. La vaccinazione anti-HPV non è attualmente consigliata durante la gravidanza, per assenza di studi specifici.

La fertilità femminile diminuisce già a partire dai 30 anni, con un calo significativo dopo i 35, ma anche quella maschile risente dell’età. Purtroppo, fattori sociali, economici e contestuali non sempre permettono alle coppie di giovane età di avere la sicurezza necessaria per ricercare una gravidanza. Tuttavia, se si desidera e si ha la possibilità di avere un bambino, per aumentare le possibilità di concepimento è consigliato non rimandare troppo a lungo questa scelta.
Un’alimentazione equilibrata migliora la fertilità sia femminile che maschile, ed ha effetti positivi sulla gravidanza e sul suo esito. Va seguita anche in gravidanza, fase in cui coprirà i fabbisogni nutrizionali di mamma e nascituro. Le famose “voglie”, seppure non da demonizzare, non sono indicatori delle esigenze nutrizionali. Inoltre, l’espressione “mangiare per due” è senza dubbio esagerata: il fabbisogno aggiuntivo necessario al normale sviluppo del bambino è di 350 kcal al giorno per il secondo trimestre e di 460 per il terzo.


Alcuni prodotti hanno caratteristiche che non li rendono adatti alle gestanti o che necessitano di particolari accortezze per essere consumati. È l’esempio delle produzioni domestiche, che quindi non sono sottoposte a controlli ufficiali (consulta la tabella). Anche la caffeina andrebbe ridotta o eliminata fin da prima del concepimento. Durante la gravidanza è ancora più importante ridurre l’assunzione di sale, il cui consumo elevato aumenta il rischio di malattie cardiovascolari e di ipertensione, e preferire quello iodato. Infatti, in questo periodo, come in allattamento, il fabbisogno di iodio aumenta.

Se una coppia di avere un bambino o non esclude la possibilità di una gravidanza (quando ad esempio non usa metodi contraccettivi di sicura efficacia) dovrebbe rivolgersi al suo medico di fiducia per un colloquio e un controllo dello stato di salute allo scopo di:


• individuare l’eventuale presenza di malattie ereditarie nelle famiglie dei futuri genitori;


• individuare altri possibili problemi collegati ad una eventuale gravidanza;


• decidere gli esami di laboratorio da effettuare;


• fornire alla coppia tutte le informazioni e i consigli necessari in vista di una gravidanza.


Assieme al medico la coppia farà una valutazione della situazione e sulla base di eventuali problemi individuati seguirà un percorso di approfondimento. Tutto questo al fine di migliorare la salute dei futuri genitori e diminuire quindi i rischi che il bambino nasca con problemi di salute.


Prendi per tempo l'Acido Folico

L'acido folico è essenziale per la riduzione del rischio di avere un bambino affetto da difetti del tubo neurale o da altre malformazioni congenite.  Normalmente il fabbisogno quotidiano di vitamina B9 viene assunto con una dieta ricca di frutta e verdura fresca, ma in gravidanza questo non è sufficiente in quanto il fabbisogno aumenta. Perciò è necessaria l'assunzione giornaliera di un supplemento vitaminico di 0,4 mg, che deve iniziare prima del concepimento e proseguire per tutto il primo trimestre di gravidanza. 
 
L’Acido Folico e i folati sono vitamine idrosolubili del gruppo B (vitamina B9).

 

Il folato è la vitamina nella sua forma naturale, presente negli alimenti in quantità variabile. Una quantità elevata di folati si trova nelle verdure a foglia larga verde scuro, nel fegato e nelle altre frattaglie; una quantità intermedia in altre verdure, nella frutta, nella frutta secca, nei formaggi, nei legumi e nelle uova. Il pane ha un contenuto moderato di folati. I folati sono instabili: nelle verdure fresche in foglia, la conservazione a temperatura ambiente per più di tre giorni porta alla perdita del 70% del loro quantitativo. Perdite considerevoli si verificano anche per diluizione nell’acqua di cottura (fino al 95%) e per esposizione al calore. Per questo, frutta e verdura andrebbero consumate entro breve tempo, crude e ben lavate. Inoltre, solo circa la metà dei folati viene poi assorbita dall’organismo.

L’Acido Folico è la molecola di sintesi presente nei formulati vitaminici, da sola o insieme ad altre vitamine e micronutrienti, e negli alimenti “fortificati” (es. farine e cereali). Nel caso dei multivitaminici è importante che la formulazione contenga 0,4 mg di Acido Folico per compressa.
Un’alimentazione ricca di Folati e un’integrazione con preparati vitaminici a base di Acido Folico sono raccomandate a tutte le donne in età fertile che programmano una gravidanza o che non ne escludono attivamente la possibilità (non utilizzano metodi contraccettivi di sicura efficacia). Se la donna utilizza metodi contraccettivi efficaci, dovrebbe assumere l’Acido Folico dal momento in cui li sospende. Questa raccomandazione è ancora più forte per le donne fumatrici, che hanno difficoltà a seguire l’indicazione di smettere di fumare, e per quelle che utilizzano farmaci per favorire il concepimento (induttori dell’ovulazione).
Il fabbisogno quotidiano di Acido Folico è normalmente assunto con una dieta ricca di frutta e verdura fresca. Nel periodo peri-concezionale invece il fabbisogno aumenta. La quantità aggiuntiva di Acido Folico che una donna dovrebbe assumere in vista di una gravidanza è di 0,4 mg al giorno.
Vi è l’idea che gli italiani assumano, con la sola alimentazione mediterranea, una quantità di folati maggiore di altre popolazioni, ma in realtà ciò è errato. La popolazione italiana inoltre ha una prevalenza leggermente più elevata di altre del polimorfismo del gene che codifica per l’enzima coinvolto nel metabolismo dell’Acido Folico, che comporta una maggiore sensibilità a carenze anche lievi di folati.
Dal momento che le malformazioni congenite si possono sviluppare nelle prime 10 settimane di gestazione, il maggiore apporto di Acido Folico deve essere disponibile all’embrione sin dal momento del concepimento fino alla fine del primo trimestre. Quindi, una supplementazione che inizi dopo che la donna scopre di essere incinta non è efficace: è fondamentale che l’assunzione inizi almeno un mese prima del concepimento.
Alle donne in età fertile che programmano o non escludono una gravidanza è raccomandata l’assunzione quotidiana di 0,6 mg di folati. Questo apporto non può essere raggiunto con sicurezza e regolarità solo con l’alimentazione, che fornisce in media 0,2-0,3 mg al giorno, quantitativo che nel periodo periconcezionale necessita di un’integrazione con un preparato vitaminico da 0,4 mg al giorno. Perciò l’assunzione di Acido Folico e di frutta e verdura fresca non rappresentano modalità alternative, ma vanno seguite entrambe.
La quantità giornaliera di Acido Folico ottimale per la maggior parte delle donne è di 0,4 mg al giorno, ma se una donna ha già avuto una precedente gravidanza conclusasi con un’interruzione per Difetto del Tubo Neurale (DTN) o con la nascita di un bambino con DTN, deve assumere un supplemento di Acido Folico al dosaggio di 4-5 mg al giorno. Inoltre, tale dosaggio dovrebbe essere assunto anche da donne con storia familiare (loro o del partner) di malformazioni congenite; affette da epilessia; con diabete, obesità, celiachia, patologie gastrointestinali; in terapia con farmaci con antagonisti dell’Acido Folico; con storia di aborti ripetuti; che hanno avuto una gravidanza esitata in una Interruzione Volontaria di Gravidanza terapeutica o in un nato con una qualunque malformazione congenita. Tale dosaggio è inoltre consigliato per le donne che non assicurano una perfetta compliance all’uso quotidiano di 0,4 mg e per le donne che assumono, o hanno assunto in passato, quantità molto elevate di bevande alcoliche.
Anche la donna che programmi attivamente la gravidanza non può stabilire con precisione il giorno del concepimento. È necessario quindi assumere Acido Folico sin da quando la coppia decide di avere un figlio oppure non usa metodi contraccettivi di sicura efficacia, e continuare per tutto il primo trimestre di gravidanza. Chi programma la gravidanza assume mediamente l’Acido Folico per circa 6 mesi prima del concepimento. Chi invece non ne esclude la possibilità, poiché non mette in atto una contraccezione di sicura efficacia, dovrà seguire la raccomandazione per tempi probabilmente più lunghi. L’Acido Folico può essere assunto anche per un lungo periodo, non ci sono controindicazioni, ma se è necessaria l’assunzione di altri integratori e/o si ha un ritardo nel concepimento si consiglia una consulenza con il proprio medico di fiducia.
Per ricordarsi di assumere il supplemento vitaminico ogni giorno , è possibile ad esempio attaccare al contenitore contenente il caffè la scatola delle compresse di Acido Folico. Se si dimentica di assumere il supplemento per una volta i benefici rimangono intatti.
L’Acido Folico può essere acquistato direttamente in farmacia, anche senza prescrizione. Tuttavia, con la prescrizione da parte del medico curante è possibile disporne in regime di esenzione “per la profilassi dei difetti dello sviluppo del tubo neurale in donne che stanno pianificando la gravidanza”. Infatti, il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) ha inserito i farmaci con un dosaggio di 0,4 mg di Acido Folico in fascia A, cioè in regime di esenzione “per la profilassi dei difetti dello sviluppo del tubo neurale in donne che stanno pianificando la gravidanza”.
L’Acido Folico e i folati sono coinvolti nella sintesi di molecole come il DNA, l’RNA e le proteine. Sono importanti, quindi, per tutte quelle cellule che nel nostro organismo vanno incontro a processi di differenziazione e rapida proliferazione, ed essenziali durante la formazione dell’embrione, quando si sviluppano i primi abbozzi degli organi. Per questo, un corretto supplemento di Acido Folico può ridurre fino al 70% il rischio di Difetti del Tubo Neurale (DTN). L’Acido Folico sembra prevenire anche altri difetti e malformazioni congenite, come ad esempio alcune cardiopatie e la labiopalatoschisi.
Il tubo neurale è una struttura presente nell'embrione, che sviluppandosi dà origine al cervello e al midollo spinale. Quando lo sviluppo non avviene correttamente si va incontro a Difetti del Tubo Neurale (DTN), che si determinano entro il 28° giorno dal concepimento. I più comuni DTN sono Spina Bifida, anencefalia ed encefalocele.
 

Non bere bevande alcoliche

Il consumo di bevande alcoliche durante la gravidanza e l’allattamento ha effetti dannosi sulla salute del bambino. Qualsiasi bevanda alcolica passa la barriera placentare ed è presente nel latte: quando una mamma la beve, anche il bambino la “beve” con lei.
 
L’alcol rappresenta il terzo fattore di rischio di malattia e morte prematura in Europa (dopo fumo ed ipertensione); nel 2016 ha causato il 5,3% di tutti i decessi mondiali (circa 3 milioni di morti) e il 5,1% degli anni di vita persi a causa di malattia, disabilità o morte prematura (Disability-Adjusted Life Years, DALYs). La mortalità attribuita al consumo di alcol è maggiore di quella causata da malattie come la tubercolosi, l’HIV/AIDS e il diabete.

L'alcol è una sostanza tossica, cancerogena (lo IARC lo ha classificato tra le sostanze del gruppo 1-sicuramente cancerogene) e provoca danni diretti ed indiretti alle cellule di molti organi, in particolare al fegato e al Sistema Nervoso Centrale. Il consumo di bevande alcoliche causa numerose patologie o ne aumenta il rischio di insorgenza (es. cirrosi epatica, pancreatite, epilessia, disfunzioni sessuali, demenza, ansia, depressione). L’alcol è una sostanza psicotropa: può alterare e modificare la sfera cognitiva, emotiva, affettiva e comportamentale di un individuo, e ha la capacità di indurre dipendenza. È responsabile di danni dovuti a comportamenti associati a stati di ubriachezza, come ad esempio comportamenti sessuali a rischio o incidenti.

L’alcol interferisce con il funzionamento delle ghiandole che regolano la produzione degli ormoni sessuali e questo causa una riduzione della fertilità sia nell’uomo che nella donna.

 

Nell’uomo si riscontrano fenomeni quali ipogonadismo, riduzione dei livelli di testosterone ed LH, aumento dei livelli di estrogeni, basso numero di spermatozoi ed alta incidenza di alterazioni morfologiche degli stessi.

Nelle donne l’abuso di alcol può essere responsabile di una minore produzione degli ormoni femminili determinando una insufficienza ovarica che si manifesta con irregolarità mestruali fino alla scomparsa del ciclo, assenza di ovulazione, infertilità e menopausa precoce.

L'organismo femminile, rispetto a quello maschile, è più vulnerabile agli effetti dell'alcol. Nella donna la quantità di alcol metabolizzato nello stomaco è in genere 4 volte inferiore a quella dell’uomo: ciò comporta che una quantità di alcol assunta dalla donna permane più a lungo nel sangue e a concentrazioni superiori rispetto a un uomo che ha assunto la stessa quantità.
Non esistono quantità pur minime di alcol che possono essere considerate non nocive per il feto, perciò si raccomanda di eliminare le bevande alcoliche già da quando si sta pensando ad una gravidanza e per tutta la sua durata.

 

L’alcol ingerito dalla gestante dopo pochi minuti attraversa la placenta. L’alcolemia registrabile nel sangue fetale diventa molto vicina a quella della madre e resta elevata per molto tempo, dal momento che il feto non può metabolizzare l’alcol. Di conseguenza, esso provoca uno sviluppo anomalo di tessuti e organi (effetto teratogeno), danneggiandone lo sviluppo. L’assunzione di alcol in gravidanza può portare a Disturbi dello Spettro Fetale Alcolico.

Con il termine Disturbo dello Spettro Fetale Alcolico (Fetal Alcohol Spectrum Disorder, FASD) non si identifica una diagnosi specifica, ma una gamma di quadri clinici che si manifestano in un ampio spettro di alterazioni fisiche, cognitive e comportamentali a breve e a lungo termine.

 

Può comportare malformazioni, danni neurologici, basso peso alla nascita, ritardo dello sviluppo psicofisico. Da un punto di vista cognitivo e comportamentale, si possono verificare difficoltà di apprendimento e di memoria, difficoltà di attenzione e della capacità di giudizio, difficoltà di linguaggio e problematiche sociali. Nel tempo possono comparire conseguenze secondarie quali disoccupazione, perdita della famiglia, maggiore morbilità e mortalità, uso di sostanze psicoattive, problemi psichiatrici, problemi scolastici, problemi con la giustizia.

La forma clinicamente più riconoscibile di FASD è la Sindrome Feto Alcolica (Fetal Alcohol Syndrome, FAS), che ne rappresenta l’espressione più severa e conclamata.

 

La FAS è caratterizzata dalla presenza di alterazioni fisiche e mentali: ritardo nella crescita prenatale e/o postnatale; danni del Sistema Nervoso Centrale (alterazioni neurologiche, disabilità intellettiva e disturbi del comportamento); malformazioni craniofacciali caratteristiche (microcefalia, fronte alta e stretta, epicanto, fessure oculari strette, strabismo, orecchie bassoposte e ruotate indietro, naso corto, piatto e rivolto in alto, solco naso-labiale piatto, labbro superiore sottile, ipoplasia mascellare e mandibolare, micrognazia). Inoltre, possono essere presenti malformazioni congenite di tipo scheletrico, cardiaco, urogenitale, oculare, uditivo.

L’assunzione di bevande alcoliche può comportare un danno fetale, che può essere di varia entità, in relazione a diversi fattori, quali: lo stadio della gravidanza, la quantità consumata dalla madre, la frequenza e la tipologia del consumo. In relazione al periodo di gravidanza, c'è una diversa vulnerabilità fetale al danno alcolico; infatti gli effetti dannosi sullo sviluppo si manifestano maggiormente nelle prime settimane di gravidanza, seppure possibili durante tutta la sua durata. Per questo il consiglio è quello di eliminare le bevande alcoliche già da quando si sta pensando ad una gravidanza e per tutta la sua durata.
Il consumo di un bicchiere di vino o di una birra piccola al giorno durante la gravidanza è associato a possibili disturbi dell’attenzione, dell’apprendimento e dello sviluppo socio-emozionale del bambino, poiché l’alcol ingerito dalla madre giunge dopo pochi minuti nel sangue del feto, ed il feto non può metabolizzarne neanche piccole quantità .
Il consumo di elevate quantità di alcol (di solito 4-5 o più unità alcoliche) in un arco di tempo molto ravvicinato (binge drinking) risulta essere più pericoloso del consumo della medesima quantità in un arco di tempo dilazionato, determinando conseguenze ancora più gravi e clinicamente riconoscibili.
Il consumo di alcol da parte dell’uomo nel periodo preconcezionale si associa, nel nascituro, a basso peso alla nascita ed alterazioni cognitive. Per questo la raccomandazione relativa all’astensione dall’alcol fin dal periodo preconcezionale è fondamentale per uomini e donne.
Le droghe attraversano la placenta e producono effetti sul feto. Le donne che fanno uso di sostanze spesso scoprono in ritardo la gravidanza e non ricevono tutti i controlli prenatali. Inoltre, tali sostanze possono interferire con le dinamiche del travaglio e del parto.

 

Le droghe attraversano la placenta e producono danni sul feto, dipendenti dalla qualità e quantità delle sostanze utilizzate e dalla loro interazione in caso di assunzione contemporanea. L’uso di sostanze illecite durante la gravidanza si associa ad alterazioni dello sviluppo di organi o sistemi fino ad aborto, basso peso alla nascita, parto pre-termine, distacco di placenta, anomalie congenite, alterazioni fetali ed altre complicazioni, che possono manifestarsi anche a distanza di anni nel corso dell’infanzia, come disturbi di tipo comportamentale (es. maggiore irritabilità).

Ci sono situazioni in cui l’OMS raccomanda l’astensione completa dal consumo di bevande alcoliche: prima dei 16 anni di età, durante la programmazione di una gravidanza, la gestazione e l’allattamento, se si assumono farmaci, se si è affetti da una patologia acuta o cronica, in caso di presente o passata dipendenza da alcol o di altro tipo, a digiuno o lontano dai pasti, prima o durante l’attività lavorativa, se si deve guidare un veicolo o usare un macchinario.
Se è necessario aiuto per evitare il consumo di bevande alcoliche è possibile rivolgersi al Ser.D. della propria città, ad associazioni di auto-mutuo aiuto o al medico curante. È possibile anche chiamare il Telefono Verde Alcol Istituto Superiore di Sanità, Ministero della Salute, tel. 800 63 2000
 
 

 Non fumare

La raccomandazione a non fumare è oggi universale e ripetuta in tanti ambiti.
Nonostante i rischi per la salute derivanti dal fumo di tabacco siano ormai conosciuti dalla maggior parte delle persone, il tabagismo resta ancora tra i principali fattori di rischio più diffusi e allarmanti, causa delle più importanti malattie croniche prevenibili.
Il fumo, sia attivo che passivo, rappresenta un pericolo anche per la salute del bambino, fin dal periodo preconcezionale.
 
Il fumo è “la prima causa di morte facilmente evitabile”. Esso causa malattie cardiovascolari e respiratorie, e cancro: dei più di 4000 composti identificati nel fumo di tabacco, circa 80 sono cancerogeni secondo lo IARC (Agenzia Interazionale per la Ricerca sul Cancro). In Italia, nel 2016, il 20.63% delle morti negli uomini e il 7.9% nelle donne era dovuta al tabacco.

 

Smettere di fumare determina una serie di effetti positivi sulla salute generale (es. riduzione di malattie respiratorie e cardiocircolatorie, miglioramento dell’attività circolatoria del sangue e digestiva, diminuzione dei tumori delle vie aeree, digerenti, renali e urinarie). Comporta un beneficio con aumento dell’aspettativa di vita, anche quando sono già insorte malattie croniche.

Il fumo comporta molte conseguenze negative in relazione alla fertilità, sia nella donna che nell’uomo.

 

Le donne fumatrici vanno in menopausa più precocemente delle non fumatrici e, in generale, la nicotina influenza l’equilibrio ormonale con alterazioni del ciclo ovulatorio e possibili difficoltà nel concepimento.

Il fumo influenza anche la fertilità maschile, compromettendo la produzione degli spermatozoi e la loro capacità di muoversi. Le sigarette sono anche tra i maggiori colpevoli delle disfunzioni sessuali, soprattutto per i più giovani di 40 anni.

Le fumatrici presentano un rischio aumentato di diverse complicanze ostetriche, tra cui gravidanza ectopica (con possibili gravi conseguenze per la donna) e abortività, rispetto alle non fumatrici.

 

Inoltre aumenta il rischio di prematurità e mortalità perinatale e raddoppia il rischio di basso peso alla nascita. Dopo la nascita, vi è un aumento del rischio di sindrome della morte in culla (Sudden Infant Death Syndrome, SIDS) tra i figli delle fumatrici.

Inoltre il consumo abituale di tabacco in gravidanza comporta per il bambino un aumentato rischio di infezioni broncopolmonari e di malattie croniche a carico delle vie respiratorie (come l’asma), obesità e diabete mellito tipo 2, alterato sviluppo neurologico ed effetti sul comportamento) . Diversi studi hanno inoltre riportato un’associazione possibile tra fumo in gravidanza e alcune specifiche malformazioni congenite, come labiopalatoschisi e difetti cardiaci.

Le donne in gravidanza esposte al fumo passivo, solitamente proveniente dal fumo del compagno o di un altro familiare, sono esposte alle stesse tossine del fumo attivo, ma a livelli inferiori. Per questo, rischiano di avere un bambino di basso peso alla nascita più delle non fumatrici non esposte a fumo passivo (e meno delle madri fumatrici). Il fumo passivo in gravidanza aumenta anche il rischio di morte prenatale, malformazioni congenite e prematurità
Fumare in ambienti chiusi e piccoli, per esempio negli autoveicoli, espone adulti e bambini a concentrazioni molto elevate di fumo passivo. Tali concentrazioni rappresentano un rischio per la salute sia a breve (attacchi asmatici) che a lungo termine in caso di esposizioni continuative (infiammazioni croniche, patologie cardiovascolari e neoplasie). Si tenga conto che quando si accende una sigaretta in automobile, pur con finestrino aperto, le concentrazioni di polveri sottili (particelle così piccole da raggiungere le ramificazioni più periferiche dell’abero bronchiale, trasportandovi le sostanze tossiche a loro adese) aumentano considerevolmente, superando spesso i valori limite raccomandati per la salute.

 

Si ricorda inoltre che fumare negli autoveicoli in presenza di minori o donne in gravidanza è vietato dalla normativa vigente.

Quando si parla di “fumo di terza mano” ci si riferisce al fatto che le sigarette rilasciano nell’ambiente residui tossici, che vanno a depositarsi su pelle, capelli, vestiti, tappezzeria, mobili, oggetti, non vengono eliminati dai comuni metodi di pulizia e possono essere rilevati nell’ambiente anche per molto tempo. Un bambino che gioca o gattona sul pavimento avrà quindi molte probabilità di raccogliere con le mani questi residui ed ingerirli. Il fatto che il “fumo di terza mano” sia dannoso per la salute dei bambini è dimostrato dal fatto che i figli di fumatori sono più esposti a malattie anche quando i genitori non fumano in loro presenza. Inoltre, la persona che fuma ha un’irritazione cronica alle vie respiratorie, a causa di germi patogeni che vivono nelle sue vie aree e si diffondono attraverso il respiro, e in questo modo può contagiare il bambino con infezioni respiratorie.
Sono stati riportati esiti avversi della gravidanza associati all’uso della sigaretta elettronica, ma i dati sono limitati. È certo tuttavia che il suo utilizzo espone la donna e il feto a nicotina ed altre sostanze potenzialmente dannose e non associate ad alcun beneficio per la salute, pertanto andrebbe evitato. Un altro aspetto riguarda il rischio di ingestione accidentale del liquido per sigaretta elettronica contenente nicotina, con possibile avvelenamento nei bambini.
La scelta di avere un figlio e/o l’attesa di questo bambino prima e durante la gravidanza rappresentano un’ottima occasione e forniscono una forte motivazione per smettere di fumare. Chiedere aiuto è importante durante questo periodo, non solo per smettere, ma anche per portare avanti nel tempo questa scelta. Gli operatori sanitari possono sostenere la coppia ed eventualmente indirizzarla ad un centro antifumo. È possibile anche contattare il Telefono Verde contro il Fumo (TVF) 800 554 088 dell’Osservatorio Fumo, Alcol e Droga dell’ISS. A questo link inoltre è possibile consultare l’elenco dei servizi territoriali per la cessazione dal fumo di tabacco 2018.

 
 

 
Ultimo aggiornamento: 28/04/2021
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